Nutrizione

Cucinare il pesce e mantenere gli Omega 3

Cooking fish



La ricerca scientifica ci insegna qual’è il miglior metodo di cucinare il pesce

I metodi migliori per cucinare il pesce per non perdere gli Omega 3

Cucinare il pesce e non alterare la composizione nutrizionale dell’alimento, ma quali sono le cotture migliori?

Il pesce può essere classificato in grasso e magro.

I pesci, sia grassi che magri, sono un ottimo nutrimento, ma il pesce grasso è considerato la miglior fonte di  Vit. D e grassi Omega 3.

La frittura è sicuramente, tra i vari metodi per cucinare il pesce, la più apprezzata perché molto gustosa, ma purtroppo durante la cottura, il pesce assorbe grandi quantità di di grassi e se è cotto in olio vegetale aumenta la sua quantità di Omega 6.


Paradossalmente i pesci magri, assorbono più olio e i con la frittura i pesci grassi, riducono il loro contenuto di Omega 3.

 




La frittura può  ridurre il contenuto di Vit.D, a differenza della cottura al forno, che mantiene inalterata la quota di vitamina ed inoltre provoca una minor perdita di Omega 3.

La cottura al forno pertanto è uno metodo sano per cucinare il pesce assieme al molto discusso metodo di cottura a microonde.


E’ stato riscontrato però che, cucinare il pesce nel forno a microonde, si previene la perdita degli acidi grassi omega-3.

Un altro metodo di cottura del pesce, molto gustoso è alla griglia, ma questa cottura  può portare alla formazione di alcuni composti nocivi gli idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) e le amine eterocicliche (HAs).

Per ridurre la formazione di HA e PAH si consiglia di marinare il pesce prima della cottura, evitare di tagliare la carne, non cuocerlo a fiamma viva e mantenere i tempi di cottura il più corti possibili.

La cottura a vapore e ad immersione in acqua calda controllata, anche in sottovuoto, possono essere considerate più valide della cottura al forno, perché preservano gli Omega 3.



Il pesce povero diventa chic.

Racconti e ricette da Trieste al Delta Po, 6 grandi chef interpretano il pesce azzurro dell’Alto Adriatico (Italiano)

Da Trieste alle laguna veneziana, dalle colline del Prosecco DOCG alla campagna veneta, dalla Riviera del Brenta al Delta Po, racconti, aneddoti e 24 ricette dove il pesce azzurro da sempre ingiustamente denominato povero, diventa chic.

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Il libro aiuta il consumatore a fare chiarezza sulle tipologie del pesce azzurro pescate nell’alto Adriatico in quanto la definizione “pesce azzurro” non corrisponde ad un vero e proprio gruppo scientificamente definito, ma solamente ad una denominazione commercial-popolare che identifica una serie di pesci di piccola pezzatura che si distinguono per la colorazione dorsale azzurro/argentea.

Il pesce povero diventa chic non solo fa chiarezza sulle tipologie di questo pesce (e davvero c’è molta confusione), ma da anche la possibilità di rivalutarlo al ristorante e nelle nostre cucine di casa.

PESCE LIGHT  ACIDI GRASSI INSATURI (EPA 160 MG, DHA 100 MG PER PERLA)

Lo sgombro, il merluzzo ed altri pesci caratteristici dei mari freddi sono fonti naturali di acidi grassi polinsaturi omega-3, EPA e DHA.

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Da tali pesci si ottiene l’olio di pesce contenuto nei prodotti PESCE LIGHT e PESCE LIGHT SUPERCONCENTRATED. L’EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca*.

Il DHA contribuisce poi al mantenimento della funzione cerebrale** e della capacità visiva**.

*L´effetto benefico si ottiene con l´assunzione giornaliera di almeno 250 mg di EPA e DHA.

**L´effetto benefico si ottiene con l´assunzione giornaliera di almeno 250 mg di DHA.

 

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NB  Il testo italiano non è perfetto perché è stato adattato a Google Traduttore e Balabolka.

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Fonte

Omega 6 

Pesce magro fritto 

Riduzione Omega 3

Cottura e Omega 3  

Cottura a microonde 

Contenuto di amine eterocicliche  

Cottura sottovuoto